
Il
gioiello sardo è un prodotto artigianale strettamente legato al costume regionale al quale appartiene, completandone i suoi elementi decorativi.
Nel passato i gioielli avevano molti significati e le
donne sarde li conservavano e tramandavano di generazione in generazione come oggetti sacri e preziosi.
Per ritrovare il significato più segreto dei
gioielli sardi (prendas) bisogna risalire alle origini del mito che racconta di fate che, nelle loro case incantate (
Domus de Janas), tessevano fili d'oro e d'argento che diventavano stoffe ricamate con pietre preziose.

Nei tempi antichi il gioiello aveva infatti la funzione di medium tra l'uomo e gli dei, per invocarne la grazia o per esorcizzare le forze del male.
La
produzione orafa degli ultimi secoli non ha un'unità stilistica e varia da provincia a provincia; essa si è servita di elementi differenti per comporre oggetti particolari.

Le influenze provenienti dall’esterno (soprattutto di origine toscana e catalana), sono facilmente riscontrabili e giustificabili, dato che la richiesta dei prodotti di oreficeria nasceva soprattutto dai ceti egemoni e dai ceti religiosi, questi ultimi per oggetti di culto.
I centri di lavorazione tradizionalmente più importanti furono
Cagliari,
Iglesias e
Sassari, da dove poi la produzione si diffuse in centri minori.